Questo progetto accademico documenta la mia ricerca e partecipazione alla 13ª International Summer Academy presso il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, volta ad analizzare la complessa topografia della Shoah. Attraverso un rigoroso approccio storiografico, ho inteso indagare la stratigrafia della memoria e i paesaggi dell'assenza tra Cracovia e i siti concentrazionari.
Questo saggio viene qui integrato da una selezione di mie fotografie originali, concepite non come mero corredo estetico, ma come strumento di indagine scientifica e responsabilità etica. Rifiutando ogni spettacolarizzazione del dolore, la mia pratica visiva esercita un'etica della sottrazione e del silenzio: l'obiettivo registra la nuda verità della materia e la persistenza della prova d'archivio. Il frammento fotografico si configura così come estensione dell'ermeneutica storica, trasformando l'ottica in un preciso dovere civile contro l'oblio.
This academic project documents my research and participation in the 13ᵗʰ International Summer Academy at the Auschwitz-Birkenau State Museum, aimed at analyzing the complex topography of the Shoah. Through a rigorous historiographical approach, I sought to investigate the stratigraphy of memory and the landscapes of absence between Kraków and the concentration camp sites.
This essay is integrated herein by a selection of my original photographs, conceived not as a mere aesthetic accompaniment, but as an instrument of scientific inquiry and ethical responsibility. Rejecting any spectacularization of pain, my visual practice exercises an ethos of subtraction and visual silence: the lens registers the naked truth of matter and the persistence of archival evidence. The photographic fragment is thus configured as an extension of historical hermeneutics, transforming optics into a precise civic duty against oblivion.
For more info:
Auschwitz-Birkenau Education: https://www.auschwitz.org/en/education/
Oskar Schindler's Enamel Factory: https://muzeumkrakowa.pl/en/branches/oskar-schindlers-enamel-factor
KL Plaszow: https://plaszow.org
Oszpicin Muzeum Żydowskie: https://oshpitzin.pl/















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Auschwitz - Birkenau Memorial And Museum
13 International Summer Academy
La Filosofia della Luce nei Luoghi dell'Assenza
Nel panorama contemporaneo, segnato da preoccupanti derive di radicalizzazione, la cultura si pone non come un mero esercizio mnemonico, ma come uno scudo civile contro l'odio, il negazionismo e le strutture ideologiche del terrore.
Partecipare alla tredicesima edizione della International Summer Academy, svoltasi tra il 13 e il 19 luglio 2026 presso il Auschwitz-Birkenau State Museum e l'International Center for Education about Auschwitz and the Holocaust (ICEAH), ha rappresentato non soltanto un avanzamento accademico, ma una profonda riconfigurazione del mio statuto etico e visivo come fotoreporter. L'obiettivo primario di questo consesso magistrale risiede nella decostruzione dei meccanismi di discriminazione e nella strutturazione di una cultura istituzionale anti-odio e anti-terrorismo. Attraverso una sinergia impeccabile tra rigore scientifico e accoglienza logistica – coordinata magistralmente da Katarzyna Kotula-Domagała – l'ICEAH ha dimostrato come la memoria storica non debba essere un mero deposito di reperti, bensì uno strumento civile dinamico per educare le nuove generazioni.
Questo saggio intende analizzare la stratigrafia didattica e storiografica del corso. L'analisi unisce la precisione del dato documentario all'intima e controllata percezione del medium fotografico delineata nella prefazione. Per il fotografo, confrontarsi con la topografia della Shoah significa misurarsi con la "rappresentazione dell'irreparabile", trasformando la luce e l'inquadratura in strumenti di indagine scientifica e testimonianza etica.
La Stratigrafia Urbana di Cracovia: Dal Pluralismo di Kazimierz all'Esclusione di Podgórze (13-14 Luglio)
Il percorso accademico ha preso avvio il 13 luglio 2026 a Cracovia. La prima sessione è stata dedicata all'introduzione metodologica del seminario e alla presentazione delle linee guida dell'ICEAH. Il focus si è immediatamente spostato sulla dimensione geografico-spaziale attraverso una visita guidata dell'ex quartiere ebraico di Kazimierz. Fondata nel XIV secolo dal re Casimiro III il Grande, Kazimierz è stata per secoli il cuore pulsante della cultura ebraica in Polonia. La visita guidata ha esaminato la transizione urbanistica e sociale del quartiere. Attraverso il mio obiettivo, l'architettura delle sinagoghe (come la Vecchia Sinagoga e la Sinagoga Remah) ha rivelato le tracce di una coesistenza bruscamente spezzata. La fotografia documentaristica qui non cerca il pittoresco, ma registra le stratificazioni storiche e i vuoti urbani lasciati dalla Shoah. Attraverso l'obiettivo fotografico, le sinagoghe superstiti e il tessuto urbano antico rivelano le tracce di una vitalità interrotta. La fotografia non cerca qui il pittoresco, ma documenta la persistenza architettonica come prova materiale di una civiltà che il nazionalsocialismo ha tentato di eradicare totalmente.
Il 14 luglio, la transizione geometrica ed esistenziale si è compiuta con lo spostamento verso il distretto di Podgórze. Istituito ufficialmente il 3 marzo 1941 per decreto del Governatore del Distretto di Cracovia, Otto Wächter, il ghetto non venne collocato nello storico quartiere ebraico di Kazimierz, bensì sulla sponda opposta della Vistola, nel quartiere operaio di Podgórze. Questa scelta urbanistica fu guidata da una precisa logica di isolamento: Podgórze era un'area industriale, facilmente circoscrivibile e isolabile dal resto della città. Una popolazione compresa tra le 15.000 e le 20.000 persone venne stipata in un'area precedentemente abitata da appena 3.000 persone. Finestre e porte che davano sul lato "ariano" della città vennero murate.
L'elemento più drammatico e simbolico della topografia del ghetto era la forma delle sue mura perimetrali, sormontate da archi che ricalcavano deliberatamente la forma delle matzevot (le lapidi dei cimiteri ebraici). Questa architettura non rispondeva solo a esigenze di sicurezza, ma rappresentava un dispositivo di violenza psicologica: un annuncio visivo e programmatico del destino di morte riservato ai suoi abitanti.
Il percorso a piedi verso Plac Zgody (Oggi Piazza degli Eroi del Ghetto): Questa piazza divenne il cuore tragico del ghetto. Era il punto di raccolta per le selezioni e le deportazioni di massa verso i campi di sterminio (principalmente Bełżec) e verso il campo di lavoro di Plaszow. Durante la sanguinosa liquidazione del ghetto, avvenuta tra il 13 e il 14 marzo 1943, la piazza fu letteralmente disseminata di mobili, valigie e indumenti abbandonati, oltre che dei corpi di coloro che vennero fucilati sul posto (vecchi, malati e bambini). Oggi, il monumento delle 70 sedie vuote in bronzo evoca l'assenza e lo svuotamento repentino di quelle vite. La Farmacia "Sotto l'Aquila" (Apteka Pod Orłem): Gestita dall'unico residente non ebraico rimasto legalmente nel ghetto, il farmacista polacco Tadeusz Pankiewicz, questo presidio divenne un punto nevralgico di resistenza clandestina. Pankiewicz e le sue collaboratrici non solo distribuirono medicinali spesso gratuitamente, ma usarono la farmacia come canale di comunicazione con l'esterno, contrabbandando cibo, informazioni, falsi documenti e offrendo rifugio temporaneo ai perseguitati. A breve distanza dal perimetro del ghetto, in via Lipowa 4, sorgeva la fabbrica di smalti fondata nel 1937 da un consorzio di imprenditori ebrei e rilevata nel novembre 1939 dall'industriale tedesco Oskar Schindler, membro del Partito Nazionalsocialista e collaboratore dell'Abwehr (il servizio segreto militare).
Inizialmente, l'operazione di Schindler si iscriveva perfettamente nelle logiche del capitalismo di guerra nazista: sfruttare la manodopera ebraica del ghetto, decisamente più economica di quella polacca, per massimizzare i profitti attraverso la produzione di stoviglie smaltate e munizioni per la Wehrmacht. Tuttavia, l'osservazione diretta delle brutalità del ghetto e del vicino campo di Plaszow trasformò progressivamente la fabbrica in un'enclave di salvazione.
La Struttura del Sottocampo: Quando nel 1943 il ghetto venne liquidato, Schindler ottenne il permesso di trasformare la DEF in un sottocampo dipendente da Plaszow. Questo evitò che i suoi operai ebrei venissero internati nel campo principale sotto il sadico controllo di Amon Göth. All'interno della fabbrica, le razioni alimentari erano superiori, le percosse delle SS erano vietate e le condizioni igieniche venivano rigorosamente mantenute per evitare epidemie.
La Lista e la Logistica della Salvezza: Nell'autunno del 1944, con l'avvicinamento dell'Armata Rossa, i nazisti disposero la chiusura delle fabbriche di Cracovia e l'evacuazione dei prigionieri verso i campi di sterminio a ovest. Fu in questo frangente che prese forma la celebre "Lista di Schindler", stilata con la collaborazione fondamentale del contabile ebreo Itzhak Stern. Attraverso la corruzione sistematica degli ufficiali delle SS con diamanti, alcol e denaro, Schindler riuscì a far dichiarare la propria attività come "industria bellica strategica" e a trasferire circa 1.200 operai ebrei (uomini, donne e bambini) nel nuovo stabilimento di Brünnlitz, in Moravia, salvandoli da morte certa.
Riflessione Foto-Documentaria: Fotografare il Vuoto e la Memoria Stratificata
La visita all'ex fabbrica di smalti di Oskar Schindler (Oskar Schindler's Enamel Factory) ha permesso di analizzare la logica della segregazione spaziale. La visita guidata all'interno della Schindler's Factory ha offerto una solida base documentaria sulla vita quotidiana dei cittadini di Cracovia sotto l'occupazione nazista dal 1939 al 1945.
In questo contesto, la macchina fotografica si è focalizzata sulle barriere visive, ritraendo i segmenti superstiti delle mura del ghetto (costruite cinicamente a forma di pietre tombali ebraiche, o matzevot) e gli spazi industriali in cui la logica dello sfruttamento economico si è intersecata, grazie a Schindler, con una parziale e straordinaria operazione di salvataggio.Per il mio approccio documentaristico, Podgórze e la fabbrica di Schindler rappresentano due sfide visive opposte. Nel ghetto, la fotografia si confronta con il vuoto e la sostituzione urbana: le mura originali sono quasi del tutto scomparse (ne rimangono solo brevi frammenti in via Lwowska e via Limanowskiego), e lo spazio del trauma è stato riassorbito dalla quotidianità residenziale. L'obiettivo deve quindi rintracciare i contrasti, la persistenza di quelle geometrie coercitive nelle ombre dei palazzi attuali.
Nella fabbrica di via Lipowa, oggi trasformata in un museo permanente di altissimo rigore scientifico, la sfida è evitare la teatralizzazione. La fotografia deve farsi analitica, concentrandosi sui dettagli d'archivio: i vecchi macchinari, i fogli di matricola battuti a macchina, i corridoi industriali. È in questi dettagli che si materializza la "zona grigia" teorizzata da Primo Levi: lo spazio in cui la determinazione di un singolo uomo, muovendosi tra corruzione totalitaria e opportunismo economico, ha ridefinito il confine tra la vita e il nulla.
L'Archeologia del Paesaggio e la "Foto(topo)grafia" di KL Plaszow (14 Luglio)
Nel pomeriggio del 14 luglio, il seminario si è trasferito nell'area dell'ex Campo di Concentramento di KL Plaszow. Istituito inizialmente nel 1942 come campo di lavoro forzato (Zwangsarbeitslager Plaszow) sui terreni di due cimiteri ebraici, fu trasformato nel gennaio 1944 in campo di concentramento sotto l'amministrazione formale delle SS, guidato dalla nota brutalità del comandante Amon Goeth.
La sessione intitolata Photo(topo)graphy of KL Plaszow – guided tour and on-site workshop ha rappresentato un momento nodale per l'indagine visiva. Oggi l'area si presenta prevalentemente come uno spazio verde e aperto, privo delle macrostrutture originarie, quasi interamente distrutte dai tedeschi in ritirata per occultare i propri crimini. Il workshop sul campo ha imposto una profonda riflessione sull'etica e sulla metodologia della fotografia di documentazione.
Confrontarsi con un "paesaggio dell'assenza" significa comprendere che l'erba, i dislivelli del terreno e le boscaglie attuali sono, in realtà, la superficie di una monumentale fossa comune e i resti di una devastazione sistematica. Utilizzando le fotografie d'archivio scattate durante il funzionamento del campo e confrontandole con lo stato attuale dei luoghi, lo sguardo del fotografo ha registrato le micro-tracce: i frammenti delle fondazioni delle baracche, le ferite geomorfologiche del terreno provocate dalle cave di calcare, la solennità monumentale della Casa Grigia (Grey House) in via Jerozolimska 3 e i monumenti commemorativi, tra cui il monumentale Memoriale alle Vittime del Fascismo. La fotografia qui rifiuta la retorica emozionale e diviene un atto di registrazione scientifica e topografica, dimostrando come il vuoto visivo sia in realtà saturo di storia e di memoria traumatica.
La Struttura Panottica di Auschwitz I: Archivi, Documenti e Disciplina Spaziale (15 Luglio)
Il 15 luglio 2026 ha segnato il trasferimento definitivo a Oświęcim e l'ingresso nel nucleo centrale del sistema concentrazionario. La giornata è iniziata presso l'ICEAH con una lezione magistrale intitolata Auschwitz in the System of Nazi Concentration Camps, finalizzata a inquadrare il campo non come un'anomalia isolata, ma come il culmine logistico e burocratico dell'universo concentrazionario del Terzo Reich.
Successivamente, si è svolta la visita guidata di studio dell'ex campo di Auschwitz I. Dal punto di vista fotografico, l'architettura in mattoni rossi di Auschwitz I impone una rigorosa riflessione sulla geometria del potere e del controllo sociale. I blocchi allineati, i doppi reticolati di filo spinato elettrificato e le torrette di guardia definiscono uno spazio panottico finalizzato alla totale deumanizzazione dell'individuo.
Nel pomeriggio, il workshop An Individual in the Face of the Camp Reality ha spostato l'attenzione sulla microstoria del singolo prigioniero, un approccio corroborato dalla presentazione The History of KL Auschwitz in the Documents, tenuta dal Direttore dell'Archivio del Museo, il Dott. Wojciech Płosa. L'esame dei documenti archivistici originali (registri di ingresso, relazioni mediche delle SS, certificati di morte falsificati) ha evidenziato il contrasto tra la serialità burocratica nazista e la singolarità della vita umana. Per il fotografo, questo modulo ha ridefinito il concetto di dettaglio: fotografare un documento d'archivio o un oggetto personale significa restituire lo statuto di "soggetto" a chi era stato ridotto a un mero numero di matricola.
La Geometria dell'Annientamento ad Auschwitz II-Birkenau e le Memorie Minoritarie (16-17 Luglio)
La sessione del 16 luglio è stata inaugurata dalla conferenza The Origins of the Auschwitz Concentration Camp as a Center of Extermination of European Jews, che ha analizzato la transizione funzionale del sito dal 1942, anno in cui Birkenau divenne lo snodo principale della Soluzione Finale (Endlösung).
La successiva visita di studio ad Auschwitz II-Birkenau ha posto i partecipanti di fronte a una scala geografica e monumentale sconvolgente. Se Auschwitz I si caratterizza per una compressione claustrofobica, Birkenau si estende su una superficie immensa (circa 175 ettari), concepita per l'assassinio di massa su scala industriale. L'obiettivo fotografico si è misurato con la desolante prospettiva del binario ferroviario della Judenrampe, che taglia il campo longitudinalmente, e con le rovine dei Crematori II, III, IV e V, fatti saltare in aria dalle SS nel tentativo di cancellare le prove del genocidio. La sfida visiva a Birkenau consiste nel catturare l'immensità dello spazio senza smarrire la precisione del dettaglio materiale: ogni asse di legno delle baracche dei settori BIIa o BIIb reca i segni di una sofferenza indicibile.
Nel pomeriggio, il seminario ha affrontato una tematica storiografica fondamentale: The Genocide of the Sinti and Roma, svoltosi direttamente all'interno del Blocco 13 della mostra permanente, analizzando il Porajmos (lo sterminio dei Sinti e dei Rom) ed evidenziando la necessità istituzionale di non creare gerarchie nella memoria del dolore. La giornata si è conclusa con la divisione in gruppi specialistici: lo scrivente ha partecipato alle attività focalizzate sulla conoscenza delle Collezioni (History Captured in Objects) e dei laboratori di conservazione del Museo (Preserve for the Future). Questa esperienza, proseguita a specchio anche il 17 luglio per consentire a tutti l'accesso a entrambi i settori, ha rivelato il retroscena scientifico del Memoriale. Preservare per il futuro migliaia di scarpe, valigie, occhiali, protesi e tonache rigate non è un'operazione puramente tecnica, ma un imperativo etico e monumentale; la conservazione chimica e fisica di questi oggetti garantisce la permanenza della prova materiale contro ogni futuro tentativo di negazione storiografica.
Giustizia Post-Bellica, Elaborazione del Trauma e Riconfigurazione dello Spazio Civile (17-18 Luglio)
Il 17 luglio, il programma ha affrontato le complessità storiche del secondo dopoguerra. La sessione è iniziata con la lezione sul campo Remnants of the Nazi Past: topography of the Camp’s Surrounding Area, che ha esaminato la complessa interazione geografica tra la struttura del campo e il territorio circostante (Interessengebiet), analizzando come le aziende tedesche (tra cui la IG Farben a Monowitz) si fossero integrate nell'economia dello sterminio.
A seguire, la conferenza The Camp Staff and Post-War Justice – Success or Failure? ha analizzato criticamente l'apparato giudiziario internazionale e polacco (dal Processo di Norimberga ai successivi processi di Cracovia), evidenziando i limiti strutturali e le parziali impunità che hanno caratterizzato il perseguimento dei crimini nazisti. Il focus psicologico ed esistenziale è stato completato dal workshop Trauma – the Post-War Life of Auschwitz Survivors, incentrato sull'analisi delle sindromi da internamento e sulla complessa transizione verso una normalità impossibile per i sopravvissuti. Il pomeriggio ha visto la trattazione del fenomeno storiografico e politico della Holocaust Denial (il negazionismo e la distorsione della Shoah). La lezione ha fornito ai partecipanti gli strumenti concettuali per identificare e decostruire le moderne strategie di disinformazione e manipolazione ideologica, riaffermando l'educazione storica rigorosa come presidio insostituibile contro il terrorismo intellettuale e l'odio etnico.
Il 18 luglio 2026, l'Academy ha guidato i partecipanti verso una riappropriazione critica dello spazio geografico e civile della città di Oświęcim. Dopo una mattinata dedicata alla visita individuale delle Mostre Nazionali nei blocchi storici di Auschwitz I, la lezione From the Liberation of the Camp to the Establishment of the State Museum in Oświęcim (1945-1949) ha illustrato la genesi istituzionale del sito museale.
Nel pomeriggio, la passeggiata storica guidata Oświęcim Yesterday – Oświęcim Today e la successiva visita al Museo Ebraico Oshpitzin e alla Sinagoga Chevra Lomdei Mishnayot (Oszpicin Muxeum Żydowskie) hanno permesso di comprendere la storia millenaria della presenza ebraica nella città prima del 1939. Prima della guerra, la maggioranza della popolazione di Oświęcim era ebraica; la città non era un mero toponimo del terrore, ma un luogo di convivenza civile. Fotografare la sinagoga restaurata – l'unico luogo di culto ebraico superstite della città – significa restituire profondità storica a un territorio troppo spesso appiattito sulla sola dimensione del campo di sterminio.
L'Epistemologia del Nome e l'Estetica della Memoria: Il Blocco 27 e la Chiusura dell'Academy (19 Luglio)
La giornata conclusiva del 19 luglio 2026 ha toccato il vertice emotivo e intellettuale dell'intero corso d'anno. La sessione si è svolta all'interno del celebre Blocco 27 di Auschwitz I, che ospita l'esposizione permanente SHOAH curata dall'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme. Il workshop all'interno della Reflection Room (Sala di Riflessione) ha imposto un confronto diretto con i dispositivi museografici contemporanei.
Il Blocco 27 è strutturato come un'installazione multisensoriale purificata da ogni ridondanza oggettuale. Lo spazio accoglie il visitatore con i suoni e le proiezioni in scala reale della vita ebraica europea prima della catastrofe; il percorso culmina nella monumentale sala che custodisce il Libro dei Nomi (The Book of Names), un'opera immensa che raccoglie in pagine monumentali i dati anagrafici e i luoghi di origine di oltre quattro milioni di vittime ebraiche accertate.
Per un fotografo, la Reflection Room e le sale del Blocco 27 rappresentano una sfida teorica straordinaria: le pareti interamente ricoperte dalle riproduzioni dei disegni dei bambini del ghetto di Terezín impongono un'inquadratura basata sulla sottrazione e sul silenzio visivo; la luce zenitale che illumina le pagine del Libro dei Nomi trasforma l'atto del fotografare in un gesto di sfioramento ottico e di testimonianza documentaria. La materia cartacea e la precisione tipografica dei nomi diventano baluardi inamovibili contro l'oblio e la cancellazione dell'identità.
La sessione finale dell'Academy si è conclusa con la presentazione The Auschwitz-Birkenau Memorial and Museum: symbolism and significance e con l'audizione conclusiva di valutazione e sintesi del seminario. È fondamentale sottolineare che l'intero apparato educativo dell'ICEAH si sviluppa all'interno dello storico edificio dell'ex "Vecchio Teatro" (Old Theatre). La sua rifunzionalizzazione scientifica e didattica è stata resa possibile grazie ai finanziamenti strutturali del progetto di adattamento europeo. Questa scelta architettonica dimostra come un luogo originariamente estraneo o contiguo al perimetro del terrore possa essere risanato e convertito in un centro internazionale di cultura democratica, tolleranza e studio scientifico avanzato.
Considerazioni Conclusive: Il Ruolo della Cultura e della Visione contro l'Odio Contemporaneo
La partecipazione alla 13ª International Summer Academy consente di riaffermare l'assoluta centralità dei Memoriali come istituzioni vive della coscienza civile globale. In un'epoca storica caratterizzata dalla progressiva scomparsa degli ultimi testimoni diretti (Sopravvissuti), la responsabilità della trasmissione storica si sposta inevitabilmente sui documenti, sulla ricerca scientifica e sui linguaggi artistico-documentari, quale è la fotografia d'indagine.
Il lavoro visivo sviluppato dallo scrivente Giuseppe Mazzoli non intende estetizzare il dolore, né indulgere in un romanticismo della memoria che rischierebbe di sfuocare la precisione dei fatti. Al contrario, l'obiettivo fotografico si offre come un'estensione dell'ermeneutica storica: registra le coordinate spaziali, preserva la verità dei dettagli materiali, documenta le architetture dell'annientamento e celebra la rinascita della dignità umana attraverso l'evocazione dei nomi e delle storie individuali. L'ICEAH di Auschwitz-Birkenau si conferma un presidio istituzionale imprescindibile: un laboratorio intellettuale in cui la memoria si fa scienza e la cultura si struttura come l'unico, autentico antidoto contro l'odio, il terrorismo e la barbarie ideologica.
Nota Critica e Tracciabilità delle Fonti Bibliografiche e Programmatiche
Tutti i dati cronologici, i riferimenti ai relatori (tra cui il Dott. Wojciech Płosa), le denominazioni dei moduli didattici e le specifiche istituzionali relative ai restauri dell'Old Theatre sono derivati e verificati sul programma ufficiale della 13ª International Summer Academy (Auschwitz-Birkenau State Museum / ICEAH, Draft March 2026). Le integrazioni relative alla museografia del Blocco 27 e alla topografia storica di KL Plaszow fanno riferimento ai dataset scientifici d'archivio dei rispettivi Memoriali e dell'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme.
