auschwitz dopo auschwitz

Un cammino nella memoria, una grammatica dello sguardo, una scelta contro l'indifferenza.

In occasione della Commemorazione dell' 80° Anniversario della liberazione del Campo di Concentramento e di Sterminio Nazista Tedesco di Auschwitz-Birkenau.

Auschwitz dopo Auschwitz è un percorso fotografico e civile attraverso i luoghi della memoria. Un cammino che non si limita a interrogare le tracce del passato, ma si confronta con ciò che esse continuano a dirci sul presente.

La fotografia si fa grammatica dello sguardo: un linguaggio di silenzi, assenze e tracce, una postura etica che cerca di rendere visibile senza spettacolarizzare, testimoniare senza tradire, ricordare senza ridurre la memoria a una commemorazione rituale.

In questo percorso, la visibilità diventa responsabilità. Le immagini non chiedono soltanto di essere guardate, ma di essere comprese; non si limitano a custodire ciò che è stato, ma interrogano la nostra capacità di riconoscere, nel presente, i segni dell'odio, della disumanizzazione e dell'indifferenza.

Nel custodire la memoria della Shoah e la specificità storica dei suoi crimini, il progetto si apre a una responsabilità universale: commemorare le vittime dell'odio e delle persecuzioni, trasmettere la memoria come eredità viva e riaffermare il valore irrinunciabile della dignità umana.

Perché la memoria non sia soltanto ciò che resta, ma ciò che ci impegna. Perché la fotografia non sia soltanto testimonianza di ciò che è accaduto, ma una presa di posizione contro ciò che non deve ripetersi.

Rendere visibile è una scelta. Ricordare è una responsabilità. Non essere indifferenti è un impegno civile.

auschwitz dopo auschwitz

Mostra Fotografica

Fotografo: Giuseppe Mazzola

Curatore: Vincenzo Cucco

A cura dell’A.P.S. Fotoriflettendo il 14 febbraio 2025, presso la Sala Nuccio Pollaci dell’Archivio Storico Comunale di Comune di Palermo in Via Maqueda, 157, si aprirà una mostra fotografica dal titolo “Auschwitz dopo Auschwitz” del fotografo Giuseppe Mazzola da anni impegnato sul fronte civile e sociale nella divulgazione e sensibilizzazione al valore della Memoria e alla sua eredità.

La mostra è il risultato di un 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗮𝘂𝗱𝗶𝗼𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗼 che vuole delineare un percorso storico, introspettivo ed emotivo, orientato verso il luogo di incontro fra tempo, accadimenti e conseguenze: la risultanza è un’immagine che mostra cosa sia stato Auschwitz ieri e cosa sia Auschwitz oggi.

Il curatore 𝗱𝗼𝘁𝘁. 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗖𝘂𝗰𝗰𝗼 dichiara:

"𝐸𝑐𝑐𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑐𝑢𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝑀𝑎𝑧𝑧𝑜𝑙𝑎 𝑒̀ 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑒, 𝑎𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑙’𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑙𝑜 𝑛𝑒𝑙 2017, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑜̀ 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝟭𝟴ª 𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗻𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗯𝘂𝗼𝗻𝗼, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑚𝑖 𝑜𝑛𝑜𝑟𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑢𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴.𝑃.𝑆. 𝐹𝑜𝑡𝑜𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜, 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 25ª 𝑒𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.

𝑃𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑖𝑛𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀, 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑖̀ 𝑢𝑛𝑎 𝗠𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼, 𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑏𝑏𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑖𝑙 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼.”

Il curatore dott. Vincenzo Cucco ringrazia l’Ass. alla Cultura del Comune di Palermo On. Giampiero Cannella per aver saputo cogliere l’importanza del contenuto del progetto e del modo in cui sarà rappresentato concedendogli il pieno supporto.

𝗩𝗲𝗿𝗻𝗶𝘀𝘀𝗮𝗴𝗲 𝗲 𝗼𝘀𝗽𝗶𝘁𝗶

𝟭𝟰 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟱 - 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟲:𝟯𝟬

𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶𝗼 𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼

Alla presenza di:

𝗦𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳. Roberto Lagalla

𝗔𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗢𝗻. 𝗔𝘃𝘃. Giampiero Cannella

𝗥𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶𝗼 𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗱𝗼𝘁𝘁.𝘀𝘀𝗮 Claudia Fucarino

𝗟𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳. @𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗛𝗼𝗳𝗳𝗺𝗮𝗻 , che ricorderà l’𝟴𝟬° 𝗮𝗻𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮.

______

𝐴𝑢𝑠𝑐ℎ𝑤𝑖𝑡𝑧 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝐴𝑢𝑠𝑐ℎ𝑤𝑖𝑡𝑧

Archivio Storico Comunale di Palermo (Via Maqueda, 157)

𝗢𝗿𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 (𝗜𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼)

𝗗𝗮𝗹 𝟭𝟱 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝗮𝗹 𝟮 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟱

𝗠𝗮𝗿𝘁𝗲𝗱𝗶̀ 𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗲𝗿𝗱𝗶̀ → 𝟵:𝟬𝟬 - 𝟭𝟯:𝟯𝟬

𝗠𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀, 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀, 𝘀𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 → 𝟭𝟬:𝟬𝟬 - 𝟭𝟲:𝟯𝟬

Contribuire attivamente alla tutela e trasmissione della Memoria è un debito che ciascuno di noi ha nei confronti delle vittime della Shoah e di tutti i genocidi, conflitti e crimini dell’odio perpetrati nel corso della Storia.

È un atto d’amore e gratitudine nei confronti della vita, il rifiuto del culto della morte.

Come spiegare l’odio, l’indifferenza? Come raccontarli?

È estremamente complesso parlarne per sommi paragoni e mi domando se può bastare un prototipo di distacco e imperturbabilità, imbrattato di rimprovero e sconcerto, per chiarirne criteri e modalità.

Mostrare l’antisemitismo, carnefici e vittime, illustrare la Shoah, è un doveroso atto di fede e fiducia nel genere umano e nel suo risveglio civile e morale.

Può una fotografia adempiere a un così sensibile compito?

Si, può e deve essere così.

Sono un fotografo, la luce è il mio inchiostro, l’attimo la mia parola, ho un diario pieno di significati civili e sociali scritti a mano.

La Memoria è fondamentale e le cose più importanti sono le più difficili da dire.

Ecco perché non ho mai scritto di Auschwitz dopo Auschwitz, probabilmente avrei usato parole di cui ancora oggi mi vergognerei, perché le parole immiserisconotutto quello che dentro di noi è sconfinato.

Mi sono affidato alla fotografia convinto che essa potesse salvarmi dall’inadeguatezza che si prova quandoqualcosa sembra irrisolvibile. Per un po’ ho messo a giacere nel mio cuore le emozioni, con gelosia, come indizi per poi trovare un tesoro. Volevo proteggerlecome un segreto dal rischio che la gente non avrebbe capito perché quelle parole, mentre le “scattavo” piangevo.

È questa la più grande paura che ho dovuto affrontare. Il timore che quel segreto rimanesse chiuso dentro, non per mancanza di uno che lo raccontasse, ma per mancanza di un orecchio che sapesse ascoltare.

Di foto in foto, la Memoria mi ha spiegato che non devo avere paura, perché la lingua che uso non sarà mai straniera e alla verità del Tempo non serve traduzione.

È stata la Curiosità a indicarmi la postura per impugnare questa penna irradiante.

Poi la curiosità è diventata sentimento e nel mio mondo i sentimenti abbondano.

Entrare e uscire decine di volte da quell’avanzo di inferno, sotto il riflesso del ferro curvo di quel cancello, all’ombra di scheletri di una rimembranza frantumata tra i ruderi straziati, ha chiarificato le memorie della Memoria, una luce che fa un rumore che senti per sempre.

La prima volta che ho visitato Auschwitz-Birkenau i miei pensieri erano indispettiti dal frastuono di una domanda. Perché?

Il cammino è iniziato con l’incrocio della catartica marcia di una comunità ebraica di New York. Era il marzo del 2017, un’austera cerimonia del perdono scivolava sul ghiaccio in un rigoroso cordoglio corale, inciso in volti scavati dalla conoscenza,evocatrice di tragedia, sottrazione ed esorcizzazione. Come Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, un lungo corteo compatto, scandito dalla severa questione sociale e da una disputa morale, esplicata nel passo deciso e luttuoso dei suoi partecipanti.

Quella fotografia mi ha aggredito urlando più volte, Perché?

L’ultimo scatto, come il primo, è rimasto vergine, strillante e ignorante.

Per anni ho sognato la guerra e la guerra vinceva sempre.

Al risveglio ho scoperto che la realtà è differente solo se, non promettendo la pace, con i fatti la manteniamo. La Storia non cambia, ma ci cambia, in qualche modo smettiamo di difenderci dalla paura del rinnovamento.

Indizi, numeri e date di sistemici almanacchi apocalittici, abbandonati con spietatezza dal Tempo, scuotono vuoti troppo pieni e silenzi rumorosi, rivelando che non è solo il dolore a lasciare cicatrici. Anche il terrore. Soprattutto il terrore che il cambiamento (stavolta sperato e atteso) non venga a salvarci.

Esiste un diritto all’odio ma non esiste una garanzia della pace e non c’è stata una sola foto scattata tra i luoghi e le voci della Memoria, che non si sia imposta nelle mie scelte, per rispondere a una promessa di cittadinanza affidata alla Speranza.

Auschwitz dopo Auschwitz è una delle infinite voci della Memoria, un linguaggio, un manifesto dai tratti marcati e desaturati, di tutte le conseguenze della scelta del male sul genere umano e sulle nostre coscienze. È anche un tentativo, il risveglio dal sonno dell’Indifferenza.

Queste fotografie, scelte tra le migliaia dei miei reportage, forse non saranno tra le più fattualmente descrittive, sono tuttavia tra le più significative.

Destinate a chi, nella scelta della Memoria, c’è stato, a chi c’è e a chi ci sarà; a chi si ferma a guardare e a chi, nella sua direzione, vuole camminare; a chi nega e a chi pensa che non la riguardi. A loro si rivolgono, ignari beneficiari della speranza e della rinascita che essa induce.

Tornato a casa da Oświęcim, dopo le commemorazioni dell’ottantesimo anniversario della liberazione del Campo di Sterminio Nazista Tedesco di Auschwitz, ho acceso la TV, al telegiornale un nuovo attacco, un’altra bomba, un altro crimine d‘odio.

C’è ancora tanto lavoro da fare.

Abbiamo avuto paura di cambiare. Vergogna di sperare.

Poi siamo nati.

Giuseppe Mazzola